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Il 7 novembre una notizia clamorosa è passata sotto silenzio: la decima città d’Italia è fallita

Le sezioni riunite della Corte dei Conti hanno decretato definitivamente il dissesto economico-finanziario del Comune di Catania. Dopo cinque anni di bilanci in rosso, non c’è più alcuna sostenibilità finanziaria

Da huffingtonpost.it, Aldo Premoli

Il viceprocuratore generale Marco Boncompagni in venti pagine depositate il 29 ottobre ha delineato i bilanci fallimentari susseguitisi negli ultimi anni. I punti chiave sono essenzialmente due: debiti fuori bilancio fortemente sottostimati in sede di approvazione del piano di riequilibrio originale, redatto dall’assessore al Bilancio della giunta presieduta dal Sindaco Stancanelli nel 2013; e i seguenti reiterati ricorsi alle anticipazioni di cassa a cui è ricorsa la seguente sindacatura Bianco: che non solo non sono serviti a migliorare lo stato delle finanze comunali ma hanno fatto ulteriormente lievitare gli interessi passivi.

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Secondo la Corte dei Conti la voragine creatasi di 1,6 miliardi di euro non ha alcuna sostenibilità finanziaria per essere gestita. L’amministrazione del nuovo sindaco Salvo Pogliese eletto nelle liste di Forza Italia solo qualche mese fa bei mesi scorsi ha tentato più volte – invano – di coinvolgere il governo centrale.

Matteo Salvini d poi il sottosegretario Candiani sono volati nel capoluogo etneo: hanno partecipato a riunioni, hanno rassicurato, si sono fatti carico… ma in definitiva hanno tenuto a mollo la situazione senza in attesa della sentenza definitiva della Corte.

Intanto i 2.800 dipendenti del Comune aspettano gli stipendi mai pagati di ottobre, mentre in molte delle partecipate i pagamenti si sono fermati ad agosto: il calcolo è drammatico 10.000 famiglie appese al filo. Oltre a un numero imprecisato di aziende destinate a portare i libri in tribunale. Per il capoluogo etneo si tratta di una bomba sociale pronta ad eplodere.

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Ma Catania – la decima città d’Italia – non è affatto un caso isolato. Disgraziatamente potrebbe essere solo il primo dei comuni a trovarsi al collasso. Attualmente hanno dichiarato dissesto in 88, e 81 sono al Sud. In pre-dissesto sono invece 151: il 70% al Sud. Le Regioni non falliscono, ma è la situazione dei loro comparti sanitari interessati dai piani di rientro a dirla lunga: ovunque nel Centro-Sud tranne la Basilicata, mentre al Nord è interessato il solo Piemonte. A cio si deve aggiungere che stando alle anticipazioni provenienti dal Rapporto Svimez 2018nel 2019 al Sud si rischia nuovamente una “grande frenata”.

La voragine del debito catanese ha origini lontane. A Palazzo degli Elefanti oggi c’è una giunta di centro-destra. Il sindaco Pogliese, in carica da pochi mesi a fronte del pronunciamento della Corte dei Conti ha evocato l'”eredità drammatica” ricevuta da Enzo Bianco, che nel 2013 aveva a sua volta ereditato da Raffaele Stancanelli (Pdl) un piano anti-dissesto rivelatosi – stando all’analisi del giudice Bonaccorsi – insostenibile alla prova dei fatti.

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Enzo Bianco, uomo forte del Pd, ha governato Catania per tre volte, è stato ministro dell’Interno del governo D’Alema, parlamentare per quattro legislature e attualmente vicepresidente del Comitato europeo delle Regioni (CdR). Raffaele Stancanelli attualmente – e per la seconda volta – eletto senatore nelle liste di Forza Italia ha provato a inserire nel Milleproroghe presentato la scorsa estate una clausola che pareva scritta ad hoc per salvare, meglio posticipare il fallimento. Mossa anche questa ritenuta inutile dal Giudice Boncompagni.

Nemmeno di fronte a queste evidenze però il musical chair delle responsabilità si è fermato. Bianco ha risposto (via stampa alle accuse di Pogliese) con una descrizione dei fatti molto particolareggiata. Stancanelli ha però sfidato Bianco a un confronto pubblico sulle responsabilità della situazine vnutasi a cerare.

Il giovane Pogliese nel frattempo ha provato a rivolgersi – almeno per affrontate la spesa corrente – al governatore della Sicilia Musumeci. Che si è detto pronto a fare il possibile, probabilmente con un anticipo di cassa. Si tratta dello stesso Nello Musumeci che di recente con un decreto ha messo (a torto o a ragione) nel mirino i sindaci siciliani “inadempienti” per tutto quel che riguarda dissesto idrogeologico e abusivismo.

Musumeci su questo tema è però vigorosamente contestato da Leoluca Orlando che oltre a essere il sindaco di Palermo è anche il presidente Anci della Regione Sicilia. Nel dibattito è intervenuto il presidente dell’Ars Gianfranco Micicchè (Forza Italia) che pur facendo parte della coalizione che sostiene Musumeci smentisce proprio quest’ultimo e non Orlando.

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Il M5S? Assente, non si sa quanto giustificato. Conte si reca a Palermo per visitare le vittime del nubifragio appena svoltosi e non riceve Musumeci. Di Maio vola a Catania per rendersi conto dei danni arrecati dal maltempo all’agricoltura e alle infrastrutture dei paesi etnei ma non sfiora Catania e non si esprime sulla faccenda del dissesto.

È pur vero che il M5S è all’opposizione, l’unica che qui si faccia sentire, sia nel Parlamento della Regione siciliana che al Comune di Catania. Del resto la Lega nella Giunta di Catania ha i suoi rappresentanti, nonostante Forza Italia a Roma dica di essere all’opposizione del governo giallo-verde…

Insomma un pasticcio terrificante che non risolve in alcun modo un debito da 1,58 miliardi e un bilancio che nell’ultimo consuntivo mostra un rosso annuale da 537 milioni: quasi il triplo rispetto ai 211 milioni a cui si fermano le entrate dei tributi locali. Che sulla carta dovrebbero essere ben altre. Nel 2015 il Comune ha incassato l’11% delle multe, nel 2016 solo il 6%. Imu, Tasi e Tari latitano, e la lotta all’evasione è praticamente inesistente: nel 2015 si sono recuperati lo 0,45% del dovuto, e nel 2016 il 22,6%: ma solo perché gli accertamenti sono crollati. Con questa falla smisurata si è andati avanti per anni sino al collasso finale.

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L’Amministrazione di Pogliese come visto di colpe non ne ha. Tuttavia se si scorrono i nomi da cui è composta la sua giunta ci si rende conto che ne fanno parte – e in posizione di rilievo – appartenenti a tutte le precedenti sindacature: quella di Bianco, come quella di Stancanelli. Uno esempio per tutti: lo stesso Assessore al Bilancio della sindacatura Stancanelli indicata dal giudice Boncompagni come artefice di un piano di reintro insostenibile affianca ora Pogliese con la stessa carica e per di più come Vice sindaco.

È logico dunque chiedersi – e tra i cittadini catanesi se lo stanno chiedendo in molti – come può un sindaco pur non colpevole del disastro attuale – chiedere fiducia alla comunità che guida se ad affiancarlo sta una giunta costruita con le immutabili logiche della spartizione post elettorale. Come può Catania rialzarsi se nella sua sala macchine lavorano ancora uomini che per anni hanno accompagnato il processo che ha portato al default?

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