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Minacce, ricatti…Moscovici che snobba Paolo Savona, mentre dovrebbe lustrargli le scarpe…

…continua l’altalena dei pretesti e dei mezzucci per sottometterci del tutto ai trombati naturali di Bruxelles, quelli che a fine mandato, non potendo tornare in patria, andranno nelle banche d’affari a riscuotere il compenso per i servigi Ue resi

Per ora tutto tace, anzi, Borse positive e spread in calo. A Bruxelles Moscovici, in attesa di concludere l’anno prossimo in bellezza come dirigente strapagato delle finanziarie e/o banche d’affari che ha servito fedelmente da commissario Ue, si permette di negare un colloquio a Paolo Savona. Dal quale dovrebbe prendere in ginocchio qualche lezione di economia: ma non gli servirebbe, perché la sua carriera è assicurata e se lui è arrivato fin lì evidentemente studiare non serve. Serve servire. 

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Lo spread tra Btp e Bund cala a 315 punti base, con il rendimento del decennale del Tesoro al 3,52%. Ieri l’indice ha chiuso a 326 punti dopo aver superato i 330 punti.

Piazza Affari sale dell’1,37% in attesa della risposta dell’Unione europea sulla manovra. A trainare il listino sono i titoli bancari, con Banco Bpm e Carige che salgono del 5,8%, seguite da Ubi (+2,7%), Bper (+2,4%), Intesa (+2,4%), Mps (+2,3%) e Unicredit (+2,1%). Nel giorno del Piano al 2021, Generali guadagna il 2,44%. Bene anche Tim (+1,3%), dopo il rinnovo dell’amministratore delegato. In calo Luxottica (-0,7%) e Campari (-0,67%). Vola Pierrel (+11%), che ha chiuso due contratti in Canada.

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Manovra: verso bocciatura Ue,è debito che preoccupa – Il primo passo formale verso l’apertura di una procedura per debito eccessivo si compirà domani, ma al di là del prevedibile rumore non avrà nessuna conseguenza immediata. Anzi, in realtà potrebbe essere persino una tappa utile all’Italia, perché aprirà una nuova finestra per negoziare con Bruxelles affinché la procedura sanzionatoria vera e propria non scatti mai. La Commissione pubblicherà domani un’altra opinione negativa sul Documento programmatico di bilancio. Stavolta su quello aggiornato, ma non nei saldi, il 13 novembre. Siccome non contiene le modifiche “sostanziali e considerevoli” chieste dalla Ue, l’opinione ribadirà quanto scritto il 23 ottobre: la manovra contiene una deviazione dagli impegni “particolarmente grave”, si basa su “ipotesi ottimistiche di crescita”, mette a rischio “una riduzione adeguata del debito”, che resta una “grande vulnerabilità”. Motivazioni che hanno portato Bruxelles a preparare anche l’ormai noto ‘rapporto sul debito’, chiamato 126.3 dall’articolo del Trattato che lo descrive.

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Salvo sorprese dell’ultim’ora, o decisioni last minute di Juncker – che vedrà il premier Conte solo sabato sera – il collegio dei commissari è pronto a pubblicare domani anche il rapporto 126.3. E’ il documento in cui la Commissione chiarisce perché non è convinta dalle ragioni (‘fattori rilevanti’) che l’Italia ha indicato per spiegare l’andamento dei conti. Certifica anche che l’Italia viola la regola del debito e avverte che la procedura non è più rinviabile. Per questo è quindi considerato il primo passo ‘formale’ che potrebbe condurre all’apertura della procedura. Ma, appunto, il condizionale è d’obbligo. Non solo perché ogni tappa deve essere validata anche dall’Ecofin, ma anche perché non è un percorso lineare quello che porta alle sanzioni. Anzi, multe e quant’altro (ad esempio il blocco dei fondi strutturali) sono l’ultimo passo in assoluto e potrebbero non verificarsi mai, come accaduto con Spagna e Portogallo: quando non rispettarono il rientro dal deficit, la Commissione impiegò mesi per raccomandare la multa, ma nel frattempo i due Governi trovarono un accordo con la Ue e la procedura decadde.

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Anche l’Italia potrebbe quindi negoziare per mesi e non arrivare mai alle sanzioni. In ogni caso, l’eventuale lancio vero e proprio della procedura Ue è improbabile che avvenga prima di gennaio, ovvero prima che la manovra venga approvata dal Parlamento. Ma dopo le feste, se la Commissione aprisse l’iter e l’Ecofin del 22 gennaio lo confermasse, il rischio più immediato previsto dalle regole sarebbe un altro: la richiesta di una manovra correttiva da fare in 3-6 mesi. E solo dopo scatterebbero le sanzioni pecuniarie che possono andare dallo 0,2% allo 0,5% del Pil. Sempre che nel frattempo lo spread non raggiunga livelli tali da rendere necessari interventi pesanti e immediati.

Fonte: ansa.it

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